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Nuove norme per la tutela dei 3.326 alberi monumentali italiani

Michele Mauri

In Italia il primo censimento nazionale degli alberi di maggiore interesse fu avviato nel 1982 dal Corpo Forestale dello Stato. Portò alla catalogazione di 22.000 “alberi di notevole valore” di cui 150 furono definiti di “eccezionale valore storico o monumentale”. Vi figurano, a titolo esemplificativo, il ficus di Palermo e il castagno dei Cento Cavalli di Sant’Alfio (Catania), che si contendono il titolo di albero più grande d’Europa.

In Sardegna, invece, sopravvive uno degli alberi più vecchi al mondo, l’olivastro S’Ozzastru che ha circa 4000 anni. E poi ancora la quercia delle streghe a Capannori (Lucca), il cipresso di San Francesco al convento di Villa Verrucchio in Romagna, il platano dei Cento Bersaglieri a Caprino Veronese in Veneto, i larici millenari della Val d’Ultimo in Alto Adige, in località Santa Gertrude.

Nel dicembre 2017 è stato pubblicato l’elenco degli alberi monumentali d’Italia redatto in attuazione dell’articolo 7 della legge 14 gennaio 2013, n. 10 e del relativo decreto attuativo 23 ottobre 2014. Due anni dopo la pubblicazione di quella prima lista, la Direzione Generale delle Foreste del Mipaaf ha presentato un aggiornamento delle “Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali”. In tale occasione è stato anche comunicato che finora è stata riconosciuta la monumentalità di 3.326 alberi o sistemi omogenei di alberi distribuiti sul territorio nazionale.

Un manuale di buonsenso

Le Linee guida sono rivolte prevalentemente ai proprietari di grandi alberi ma anche ai professionisti, alle imprese e ai funzionari tecnici dei Comuni che si occupano della loro gestione e cura. Non si tratta di un manuale tecnico-scientifico, ma di un documento che ha lo scopo di fornire uno spettro di buone pratiche cui fare riferimento per chi si trova a gestire un patrimonio arboreo monumentale.

Si tratta perlopiù di regole di buonsenso e suscita perfino meraviglia che si giunga solo ora a condividerle. Si conviene, per esempio, che la gestione degli alberi monumentali deve essere coordinata in ogni fase da tecnici di comprovata esperienza nell’ambito dell’arboricoltura e con le specifiche competenze e abilitazioni definite dalle norme relative all’esercizio delle professioni.

Oppure che qualsiasi modifica della zona di protezione dell’albero che interessi l’apparato radicale debba essere eseguita solo dopo attente valutazioni e con le dovute cautele, e nel caso di posa in opera di tubazioni, verificando anche la possibilità di adottare metodi alternativi allo scavo. Molte altre prescrizioni infine riguardano il consolidamento delle branche e dei rami.

db/nuove_norme_per_la_tutela_dei_3.326_alberi_monumentali_italiani.txt · Ultima modifica: 01/10/2020 12:29 da @Staff R.